Il triangolare del Bria: un piccolo campanello d’allarme per il Parma e la fame del Trento

Il triangolare del Bria: un piccolo campanello d’allarme per il Parma e la fame del Trento

Il calcio d’agosto, si sa, è un affresco ancora incompiuto. I colori sono diluiti, le pennellate spesso incerte, e i contorni sfumati. Eppure, anche in questo limbo estivo, certi risultati possono accendere piccole sirene, o almeno far riflettere. L’esito del Triangolare del Briamasco, con la vittoria del Trento sul Parma e sul Sassuolo, rientra in questa categoria di eventi da non sottovalutare, soprattutto per chi, come noi, segue con passione le vicende crociate.

Certo, parliamo di due partite da 45 minuti l’una, un format atipico che lascia poco spazio a tatticismi complessi e che premia la reattività e la brillantezza di un momento. Ma il Trento, formazione di Serie C, non solo ha tenuto testa a due compagini di categorie superiori, ma è riuscito a batterle entrambe. Un 1-0 rifilato sia al Parma che al Sassuolo, frutto di una compattezza difensiva e di una concretezza offensiva che, in questo particolare contesto, sono state determinanti. Per i gialloblù di Pecchia, la sconfitta contro i trentini arriva dopo un pareggio (pur con la vittoria ai rigori) contro la Fiorentina e una vittoria sul Bochum. La variabile ‘Trento’ ha mostrato, se non una crepa, almeno una leggerezza che in Serie B può costare caro.

Cosa significa per il Parma di Pecchia?

Non è il caso di scatenare allarmismi o di gettare la croce su nessuno. Siamo a metà agosto e la condizione fisica è lontana dall’essere ottimale. Le gambe sono pesanti, i meccanismi non sono ancora oliati e la testa, talvolta, vaga tra il ritiro e le vacanze ormai prossime alla fine. Tuttavia, un segnale, seppur flebile, è stato lanciato. La mentalità del Parma, una squadra che deve affrontare un campionato lungo ed estenuante come la Serie B con l’obiettivo dichiarato della promozione, non può permettersi distrazioni, nemmeno in amichevole.

La partita con il Trento ha evidenziato alcune criticità che Pecchia avrà il compito di analizzare e correggere. In primis, la capacità di sbloccare gare contro avversari compatti e ben organizzati che, con tutta probabilità, il Parma incontrerà spesso in campionato. La fase offensiva è apparsa meno brillante del solito, con poche occasioni create e una certa difficoltà a trovare spazi tra le maglie avversarie. L’assenza di Man e Mihaila, entrambi in convalescenza da problemi fisici, ha senza dubbio pesato, ma il Parma ha comunque un organico di qualità che dovrebbe essere in grado di proporre soluzioni alternative. La gestione del centrocampo, con la ricerca della giusta quadratura tra i titolari e le alternative, resta un altro punto cruciale su cui lavorare.

Dall’altra parte, va dato merito al Trento. La squadra di Bruno Tedino ha dimostrato che la fame, l’organizzazione e la determinazione possono colmare il gap tecnico, almeno in determinate circostanze. Questo è un messaggio importante per tutte le squadre di Serie B che affronteranno il Parma: i crociati saranno l’avversario da battere e, come tale, ogni squadra cercherà il colpaccio. Sarà fondamentale scendere in campo con la giusta cattiveria agonistica, senza sottovalutare nessuno.

In prospettiva Serie B, il Parma deve far tesoro di questa esperienza. Le prime giornate di campionato sono sempre insidiose, e un approccio non perfetto può costare punti preziosi. Pecchia e il suo staff avranno questi ultimi giorni di preparazione per affinare la condizione, oliare i meccanismi e, soprattutto, instillare nella mente dei giocatori la consapevolezza che ogni partita, ogni minuto, ogni contrasto conta. Il Triangolare del Briamasco è stato un piccolo test, superato a pieni voti dal Trento, ma che per il Parma deve servire da piccolo, utile, campanello d’allarme. La strada è ancora lunga, ma il successo si costruisce anche partendo dalle piccole lezioni estive.

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